logodanise

info & contacts

danisescugnizzodeljazz@gmail.com


facebook
twitter
youtube

facebook
twitter
youtube
tumblr
DANISE/BLOG
04/01/2019, 01:51

pino daniele, Napoli, 4 gennaio, danese, scugnizzo del jazz, partenope,



Grazie-Pino-Daniele.-Che-cos’è-questa-tristezza?-Le-canzoni-non-muoiono-mai...--


 Ripropongo qui un articolo bellissimo e emozionante di Marina Mancini. Stasera 4 gennaio 2019 su Via Partenope terrò un concerto per Pinotto, alle 21:30, aperto a tutti.



Alcune notizie arrivano come una brutta pioggia freddissima, ingiusta, ti copri per non far passare il gelo, ma poi inevitabilmente, ti arrendi e lasci che sia. Lasci che passi la realtà masticata e mandata giù con un groppo in gola.

Tutto il giorno ho evitato la notizia, appena intravista, di questa morte illecita, scorretta. Di una voce calda, generosa, lanciata verso cuori attenti e i respiri umani..... allontanatasi, in un attimo, un attimo e poi più nulla.

Non so come fosse in realtà, conosco le sue canzoni e la sua riservatezza. Tra tanti clamori, finto talento, gossip e indegne luci come il suono che le sovrasta e con cui si mischia, c’era lui, più grande e più forte nella sua bella umanità e spessore poetico. Alcune sue canzoni sono un patrimonio d’incanto, altre si legano tra i ricordi e le strade personalissime della mia vita. 

Come il profumo di limoni, quella volta a Sorrento, sotto un sole che non te lo aspetti così prepotente. Una corsa per prendere un gelato con la macchina in doppia fila, solo per poter dire di esserci stati, con l’eterna "Dimmi quando" di sottofondo a raccogliere le nostre risate in quel sapore dolce di vacanza e leggerezza.

C’era lui fino a ieri, così come tanti altri, come un’ immagine decente di essere umano. 

Non so come fosse in realtà, ma risuonava la sua bellezza nella sua semplicità, quando cantava così come quando parlava. 

Quando raccontava della sua città colorata, un caleidoscopio fondamentale, le voci distratte tra i vicoli, era l’abbraccio di chi ti prende per mano e ti accompagna e " ... tu sai ca nun si sulo".

Vorrei essere capace di tratteggiare con le parole la sensazione che mi dava la sua voce, conquistata da un porto tranquillo, immersa nella sua bonarietà napoletana. Era lui sullo sfondo e tutto andava bene, gentile e affettuoso come la carezza del mio migliore amico.Grazie ancora. 

Questi grazie inutili che servono solo a lasciarci l’illusione che pezzi del nostro affetto possano attaccarsi imperterriti a chi va via. 

Grazie, e loro che vanno si voltano ancora una volta per guardarci, con un ultimo sorriso insieme amaro e dolce, mentre noi restiamo li, stupiti e increduli.E poi altro non si può, non si può accettare e non si può capire. 

Che cosa è stato che ha spezzato anche questa storia d’amore?

Quante volte la mia voce si è intrecciata (a sua insaputa), alla sua voce in un controcanto sfocato e stonato. Lui brillante, emozionante dalla radio in un tripudio festoso di musica.Nascondo la mia tristezza in un ultimo controcanto. Faccio doverosamente e con ostentazione la vigliacca stasera e grido al cielo, ancora più forte, e lo rimprovero come si deve: "Invece No!".

Come se nulla fosse successo, come se ancora il suo respiro accompagni la mia vita e distragga le mie giornate mentre percorro strade assolate. E quelle lacrime che scendono sono solo i rimasugli di un raffreddore che non si arrende, che non si da pace e non mi abbandona.

Grazie Pino Daniele.

Di Marina Mancini 


1
Create a website