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DANISE/BLOG
30/04/2018, 23:23

grande, fratello, psicologia, decisioni



2-pesi-e-2-misure-diverse,-ecco-come-l’Italia-continua-a-deludere-i-giovani...-Ultimatum-game:-Uno-strumento-preciso-per-misurare-le-preferenze-sociali.-


 Nel mondo reale le scelte effettuate dai due giocatori sono frutto di un trade-off tra la strategia razionale dettata dall’homo economicus e il senso generale di giustizia che caratterizza, più o meno, tutti gli esseri umani. l’Ultimatum game è un



 Ultimatum game L’Ultimatum game è un famoso caso di gioco collaborativo. Nella sua formulazione standard questo gioco prevede due partecipanti, il proponente e il rispondente. L’assistente al test offre una somma di denaro ad uno dei giocatori, il proponente, al quale viene proposto di dividerla con l’altro giocatore, rispondente, che è a lui estraneo, tramite un’offerta del tipo prendere o lasciare. Il proponente può fare la sua offerta e le regole del gioco prevedono che se il rispondente accetta, la divisione avviene secondo la proposta, mentre se rifiuta, entrambi perderanno tutto il denaro.E’ chiamato Ultimatum Game proprio perché è un gioco nel quale non esistono trattative, mediazioni, negoziazioni. Facciamo subito un esempio chiarificatore in cui P (proponente) riceve 10€ da dividere con R (rispondente): P decide di offrire 3,50€ a R così da mantenere in tasca i restanti 6,50€; a questo punto le possibilità di R sono piuttosto limitate, egli può decidere se accettare l’offerta cosicché a P vadano 6,50€ e a sé i restanti 3,50€ oppure può rifiutare l’offerta facendo in modo che nessuno prenda niente. Da un punto di vista prettamente economico questo gioco è particolarmente sciocco, poiché il Proponente dovrebbe offrire una cifra  prossima allo zero, ma mai zero, ed il Rispondente non dovrebbe mai rifiutare seguendo le regole delineate dalle teorie classiche normative poiché qualcosa è per sempre meglio di niente. Questo perché l’utilità di entrambi aumenterebbe in ogni caso, offrendo P più di zero ad R che è quindi incentivato ad accettare l’offerta per incrementare il proprio grado di soddisfazione,  l’unico caso in cui R dovrebbe rifiutare sarebbe quello in cui P, offrendo zero, cerca egoisticamente di tenere l’intera somma per sé. Partendo da questo presupposto P non offrirà mai più del minimo necessario, che si attesta poco sopra lo zero, per far sì che R accetti la sua offerta. In realtà, sebbene la teoria tradizionale preveda delle offerte ridotte al minimo ed una percentuale di offerte accettate prossima al 100%, negli esperimenti si riscontra che i Proponenti mediamente offrono tra il 30% e il 40% della somma ai Rispondenti, che tendono a rifiutare l’offerta nel 20% dei casi, e quando i proponenti offrono loro una somma inferiore al 25% della cifra a disposizione, i rispondenti  tendono a rifiutare l’offerta in circa il 50% dei casi. Si può quindi notare subito come il comportamento osservato sia lontano dalle predizioni di equilibrio della teoria tradizionale, nonostante la semplicità del gioco in cui ogni giocatore effettua una sola scelta. Nel mondo reale le scelte effettuate dai due giocatori sono frutto di un trade-off tra la strategia razionale dettata dall’homo economicus e il senso generale di giustizia che caratterizza, più o meno, tutti gli esseri umani. Sarà proprio l’esigenza di giustizia a spingere R a rifiutare offerte ritenute irrispettose, rinuncia favorita dal fatto che nel caso in cui l’offerta fatta da P dovesse essere particolarmente sbilanciata (un’offerta dove P tiene per sé almeno l’80% della quota), l’ammontare rifiutato da R sarebbe irrisorio di fronte al danno che egli potrebbe provocare alla controparte con il suo rifiuto. Allo stesso modo il trade-off influenza anche P che è spinto ad evitare di proporre divisioni che possano oltraggiare R cercando di essere rispettoso e raggiungere la tanto auspicata collaborazione. In realtà i due giocatori non sono influenzati nella stessa misura dal senso di giustizia, infatti P è portato ad agire correttamente nei confronti di R, ma ciò non è dovuto esclusivamente al suo rispetto per la controparte o alla sua correttezza morale, quanto più al suo timore di una ritorsione da parte di R che potrebbe decidere di sacrificare il suo guadagno  pur di punire il comportamento dell’ "avversario" giudicato ingiusto e quindi offensivo. Possiamo dunque affermare che il giocatore che si trova a scegliere tra economicità e giustizia è R, mentre la scelta di P è influenzata dal timore di non portare a casa nulla più che dal rispetto nei confronti della controparte e dell’equità in genere. In ogni caso l’Ultimatum game è un ottimo modo per misurare il valore che le persone attribuiscono alla giustizia in termini prettamente economici, essendo l’interesse personale spesso contrapposto ai valori etici; questo gioco infatti permette di osservare quanto si è disposti a sacrificare pur di affermare il valore dell’equità. In altre parole l’Ultimatum game è uno strumento preciso per misurare le preferenze sociali. 

Psicologa Roberta Ferrara


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